Rapsodia ungherese

Il Liverpool batte l’Arsenal nello scontro più atteso della terza giornata di Premier League e si issa solitario in vetta alla classifica.

I Reds scendono in campo con questa formazione:

View this post on Instagram

A post shared by OLSC Italy (@olscitaly)

PRIMO TEMPO

Atmosfera delle grandi occasioni per una partita che, crudelmente, il calendario propone all’alba del torneo. E dalle battute iniziali si comprende che la paura di perderla sarà lo spettro che aleggerà lungo tutta la prima frazione. Il Liverpool con un 4-2-3-1 che in fase di non possesso diventa 4-4-2, e con Szoboszlai ancora schierato laterale a destra come nella vittoriosa partita di Newcastle: l’ungherese sarà il migliore in campo. L’Arsenal con un 4-3-3 che è in realtà un 4-5-1.

I Reds hanno Mac Allister in evidente difficoltà. Slot lo rischia ma l’argentino, in chiara ambasce fisica, finirà per cedere il posto nella ripresa a Jones. I Gunners già senza Saka ed Ødegaard, anche lui entrerà nel finale di partita, perdono Saliba dopo quattro minuti appena. Lo sostituirà il giovanissimo Mosquera.


C’è possesso palla cadenzato e fasi di studio lunghissime. Accende una scintilla Gakpo dopo dodici minuti, si accentra con il suo classico movimento ma il tiro sfila a lato di Raya. Dall’altra parte Madueke è una freccia sempre incoccata nel silente attacco londinese, e quando parte su una disattenzione della difesa dei campioni di Inghilterra, Kerkez (ottima la sua partita) si rifugia con la punta dello scarpino in corner, rischiando il penalty.


Al ventesimo minuto Anfield è in piedi. Il tributo a Diogo Jota è struggente e sale altissimo al cielo. Ci piace pensare che Diogo si sia affacciato dalle nuvole, sorridendo di piacere.

Gyökeres ed Ekitike sono due ombre in balía delle difese avversarie. Le verticalizzazioni sono chimeriche in una partita dominata dai duelli a centrocampo e dalle ripartenze con palla lunga. La palla viaggia spesso e volentieri all’indietro. Nei primi trenta minuti Allison sarà quello che nel Liverpool avrà toccato più palloni.

Un sussulto su una costruzione dal basso dei londinesi sulla quale Raya rinvia corto sui piedi di Van Dijk. Il capitano dei Reds preferisce il passaggio al compagno vicino in una area affollatissima e sul susseguente rimpallo la palla finisce sui piedi di Mac Allister che viene murato. L’Arsenal risponde con un paio di corner velleitari e con una punizione di Rice in piccionaia.

Il primo tempo fila via veloce dentro una cronaca aridissima.
Pochino per una sfida così attesa.

SECONDO TEMPO

Come un cielo sereno che si riempie di nubi gravide di pioggia e che annunciano tuoni e tempesta, così cambia la ripresa. Slot arretra Wirtz di dieci metri, facendone un distributore di gioco; il tedesco fino a quel momento era stato impalpabile, e, soprattutto, sale in cattedra Szoboszlai.

La sua presenza da vigore al centrocampo rosso, i suoi lanci aprono il campo scavalcando la mediana londinese ed obbligando i Gunners a rinculare di venti metri. Il Liverpool pianta le tende nella metà campo avversaria. Anfield rulla il suo tamburo. Si capisce che, osando, i campioni potrebbero anche vincerla.

Gravenberch ha un corridoio ma ciabatta fuori. Poi Mac Allister fa la sola cosa della sua difficile partita servendo Wirtz a centro area: il tedesco controlla e tira di sinistro, Raya non trattiene, Gakpo si avventa e ci sarebbe fallo da rigore del portiere londinese sull’olandese prima che Ekitike accompagni la palla in porta. Ma c’è un fuorigioco di Gakpo ad invalidare ogni cosa.

Entrano Jones per Mac Allister come detto, Chiesa per Ekitike e Gomez in luogo di Konaté, fuori per un guaio muscolare. Tegola. Salah ha un paio di guizzi, Wirtz da fuori al volo si fa ribattere il destro. L’Arsenal affanna, il Liverpool ci crede. E su una percussione Jones azionato dal solito Ungherese con il numero otto in rosso, viene steso a venticinque metri dalla porta di Raya.

Consulto e sulla palla va Szoboszlai. Destro rapsodico, un arpeggio con l’interno destro e palla nell’ angolo alto alla destra di Raya. Goal di una bellezza stordente. Un goal che rievoca il ricordo di un altro numero otto in rosso.

Una rete tanto pesante quanto bellissima

Si fa male anche Wirtz (la sosta viene buona) ed entra Endo a difendere con le unghie.

La partita si spegne sullo 1-0 dopo 7 minuti di recupero.


Un risultato che non decide assolutamente nulla ma che è un messaggio.
Il Liverpool è la squadra campione.
Ed è ancora lassù.
Da solo.

3 risposte a “Rapsodia ungherese”

  1. Avatar Fabrizio Speciale
  2. Avatar Armando Todino
  3. Avatar Nunzio Koprule Esposito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *