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Champions League

La possibilità di chiudere un cerchio

Nella psicologia si dice che un episodio negativo deve essere ricordato, anche se può far male, perché ricordando si può imparare da ciò che è accaduto per potersene liberare completamente e chiudere quel cerchio, con un duello. Liverpool e Real Madrid si ritrovano nella finale della Champions League, la massima competizione europea e mondiale per club, dopo l’atto finale del 2018, vinto dal Real di Zidane per 3-1 grazie anche alla débâcle personale dell’allora portiere titolare Karius.

Parigi inizia a tingersi di rosso

In quella finale c’erano Salah, al massimo della forma, uscito dopo pochi minuti per un infortunio generato da una porcheria di Sergio Ramos, c’erano trequarti della difesa titolare attuale, c’era capitan Henderson e c’era anche Sadio Mané, autore del momentaneo pareggio. Quella finale persa aveva fatto male, per il modo in cui la partita era andata e per la sensazione che l’era Klopp, che aveva riportato il club nel gotha europeo, non riuscisse a fare il grande passo di vincere le finali, non solo giocarle, anche alla luce della precedente sconfitta nella finale di Europa League contro il Siviglia. Poi sappiamo tutti che quella sensazione è svanita con le innumerevoli vittorie degli ultimi anni, ma il ricordo della sfida del 2018 si è ripresentato, vivo e definito, nella mente di tutto il mondo Reds.

Il recupero di Virgil al 100% è una delle migliori notizie in vista di domani

Come succede molte volte nello sport, soprattutto il calcio, dopo aver vissuto un evento negativo si ha la possibilità di una rivincita, di una vendetta, che permetta di chiudere quel ricordo e sostituirlo con un altro, trionfante. La speranza di tutti i tifosi del Liverpool è che domani la possibilità diventi concreta, ma perché possa succedere serve che la squadra e che il suo comandante facciano una partita quasi perfetta. Perché il Real Madrid non è abituato a giocare le finali di Champions, è abituato a vincerle. Tredici coppe dalle grandi orecchie su sedici finali, l’ultima sconfitta risale al 1981 proprio contro il Liverpool, proprio a Parigi, teatro della sfida di domani: coincidenze, pensieri, chiusure di un percorso.

La squadra arriva alla finale in una situazione strana: ha vinto le due coppe interne inglesi, in finali tirate e decise entrambi dai rigori, fino a pochi giorni fa era in corsa per uno storico poker di trofei; aveva dimostrato, se ancora ci fosse il dubbio, di essere ormai nelle prime tre posizioni di una ipotetica classifica delle squadre migliori al mondo, per qualità e (finalmente) profondità della rosa, per prestazioni sia offensive che difensive, per mentalità, per capacità di superare gli ostacoli. Però, dopo l’ennesima delusione nella corsa al titolo contro gli ormai acerrimi rivali del Manchester City, quell’aura invincibile potrebbe essere stata intaccata, sia dal punto di vista mentale, vista la possibilità di concreta di vincere la Premier sfumata grazie all’incredibile rimonta del City, sia soprattutto dal punto di vista della forma fisica.

L’altra grande notizia è il recupero di Fabinho
E il fondamentale recupero di Thiago dopo l’infortunio subito contro i Wolves

Una pedina fondamentale come Thiago, autore di una stagione finalmente ai suoi livelli, si è infortunato e molto probabilmente sarà al massimo pronto per la panchina. I due fulcri della fase difensiva, Fabinho e Van Dijk, non giocano da un mese, saranno in campo domani dal primo minuto, ma non si sa in che condizioni. Salah è rientrato nel secondo tempo della sfida al Wolverhampton, segnando oltretutto, ma non è sicuramente al 100% e comunque anche altri vengono da una stagione con un numero altissimo di partite e fisicamente hanno dimostrato nell’ultimo mese di avere un calo.

Però stiamo parlando di una finale di Champions League, una partita che va oltre tutto il resto, in cui si trovano energie nascoste, creata dalla mentalità, da quello che è stato creato in questi anni dal nostro comandante, perché se il Real si presenta con il motto “Nunca se rinde”, il Liverpool risponde col suo magnifico “You’ll never walk alone”: non ci sono undici persone che vanno in campo a Parigi, ce ne sono migliaia e migliaia.


Parlare di tattica in queste preview è riduttivo, perché sono partite che spesso esulano da quelli che sono i dettami delle squadre protagoniste. Si potrebbe pensare ad un Real più in controllo del possesso, vista la forza della sua mediana, ma poi si pensa alle partite precedenti di questa Champions e si capisce che bisogna stare molto attenti alla loro velocità nelle ripartenze e alla profondità delle loro azioni. Si potrebbe pensare ad un Liverpool molto aggressivo fin dall’inizio dell’azione, probabilmente sarebbe la mossa migliore anche in virtù di quello dimostrato in questa campagna europea, ma il dispendio sarebbe alto e i meccanismi potrebbero non essere sempre perfetti, lasciando spazio alle giocate veloci del Madrid, come detto spesso letali.

Il Liverpool nelle ultime sei partite, tolta la finale di FA Cup contro il Chelsea, è sempre passato in svantaggio, ma ha sempre saputo rimontare, vincendone quattro e pareggiando solo contro il Tottenham. Il Real è stato ad un passo dall’eliminazione in ogni scontro ad eliminazione di questa Champions, ma ha sempre trovato la zampata per qualificarsi.

Sono due squadre che hanno risorse calcistiche, ma soprattutto psicofisiche, enormi.

Il dubbio Matip/Konaté c’è

Sarà importantissima la partita di Alexander Arnold contro Vinícius, oltre che dei due centrali nel difendere i movimenti di Benzema, trascinatore degli spagnoli in questa edizione, ma sarà ancora più importante la partita del tridente contro un apparato difensivo che nelle ultime 6 gare europee ha subito 11 gol. Il movimento con e senza palla di Salah, Mané e Luis Díaz può fare malissimo ad una squadra che ha dimostrato di essere molto vulnerabile nella propria trequarti e nelle giocate in ripartenza profonda e per farlo ci dovrà essere un ottimo raccordo, soprattutto nel recupero, con capitan Henderson e Keïta, probabile sostituto dell’infortunato Thiago, anche se l’idea del vecchio ma sempre sicuro Milner potrebbe diventare la solita sorpresa delle formazioni del nostro allenatore.


Si prevede una partita dura, forse lunghissima, che non avrà un padrone assoluto, ma che potrebbe averlo per momenti, in quei momenti si potrebbe decidere la finale, anche in un’ipotetica lotteria di rigori.

Il Liverpool di Klopp deve ricordarsi di quella finale del 2018, della delusione amara e riconoscere il livello altissimo a cui è giunto ora, alla vigilia di questa finale, l’identità di questo presente, di una squadra capace di giocare per vincere qualsiasi cosa.

Rendiamolo vero, rendiamolo definitivo, per chi c’era nel 2018 e ci sarà domani.

Win the European Cup for me

2 risposte su “La possibilità di chiudere un cerchio”

Complimenti per l’articolo Teo 🙂 Ansia a mille ma confidiamo nella squadra e in Klopp. From Doubters To Believers.

Ricordare è giusto anche se fa male…ma hai detto bene: oggi abbiamo un’identità nuova, diversa. Crediamoci sempre e per sempre!

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