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Obiettivo vincere e convincere

La partita per la reazione post Arsenal la serve su un piatto d’argento il calendario, che oppone il sempre inguaiato Burnley di Vincent Kompany, ad Anfield, dove, a differenza dell’imbattibilità generale finita contro l’Arsenal, continua quella casalinga arrivata a 23 gare.

Serve una reazione immediata, concreta, quasi feroce, per far capire che la debacle dell’Emirates non è il segno di un inizio di crisi o di un calo di prestazioni e risultati, ma solo un bruttissimo pomeriggio che la squadra deve aver immediatamente superato. Una vittoria è quasi obbligatoria e anzi servirebbe anche una vittoria con margine, sia per dare di nuovo l’inerzia scalfita dai Gunners, sia per accumulare differenza reti in vista di un possibile ed ennesimo rush finale con le due contendenti di classifica, Manchester City e Arsenal, che probabilmente andranno a braccetto coi Reds fino alle battute finali di questo campionato.

Il Burnley dista 7 punti dalla zona salvezza, ha vinto solo 3 partite in stagione (2 però in trasferta) e nel complesso è una squadra che segna poco e subisce molto. È altresì stata affrontata non da molto, nel Boxing Day, in una partita sostanzialmente controllata dall’inizio alla fine, grazie anche al vantaggio immediato di Núñez e alla chiusura finale di Diogo Jota. Proprio loro due saranno ancora i protagonisti del tridente offensivo di Sabato, insieme con Luiz Díaz, unico discretamente positivo degli avanti all’Emirates, visto che Salah non è ancora pronto e Gakpo è stato pressoché nullo Domenica scorsa.

L’uruguaiano al momento sembra una pedina troppo importante nello scacchiere di Klopp, seppur in difficoltà a trovare la rete, in quanto è un centravanti che garantisce movimento in grado di aprire spazi ai compagni, è pericoloso nei movimenti laterali in cui trova anche assist ed è di fatto sempre attivo, visto che in Premier League è n. 1 nei tiri totali e n. 2 nei tiri in porta. Dietro di loro la situazione si complica, perché tra assenze e mancanza di forma ci sono poche certezze.

L’unica probabilmente è MacAllister, al centro della mediana, ultimo ad arrendersi contro l’Arsenal e ormai inserito a pieno titolo nei fondamentali di Klopp, sia per quanto dà in cabina di regia, sia per la capacità di essere presente anche in fase di pressing e rottura del gioco avversario. Ai suoi fianchi molto probabilmente ci saranno i due locals, Elliott e Jones, visto che Szoboszlai è tornato in infermeria e purtroppo ne avrà per un po’ e Gravenberch dopo un buon inizio di stagione sta accumulando prestazioni non eccelse.

Dietro il giro di maglie potrebbe essere ancora più massiccio, con capitan Van Dijk unico certo del ruolo, chiamato soprattutto lui, insieme con Alisson, ad una reazione dopo lo scempio tecnico e tattico mostrato nella scorsa partita, che ha determinato il 2-1 decisivo siglato da Martinelli. L’olandese sembrava recuperato ai livelli assoluti di un paio d’anni fa, ma ogni tanto crede che il suo fisico possa garantirgli un approccio alla fase difensiva, che poi nella realtà non avviene ed essendo il capo del reparto se crolla lui spesso crolla tutto il fortino.

Stante la squalifica di Konaté, la forma ancora lontana mostrata da Alexander-Arnold al suo rientro da titolare e la situazione fisica e mentale rispettivamente di Robertson e del giovane Bradley, la scelta difensiva di Klopp potrebbe essere quella di Quansah da centrale, positivo nella partita d’andata, con Alexander-Arnold ancora a destra e Gomez a sinistra, con Robertson in standby fino all’ultimo per un posto da titolare (con Gomez quindi spostato a destra) o pronto ad entrare a partita in corso per ritrovare la gamba da partita.

Nel Burnley all’andata mancavano Gudmundsson e soprattutto Fofana, i due migliori a disposizione di Kompany, il secondo, neo arrivato in squadra dall’Union Berlino via Chelsea, che ha esordito con una doppietta fondamentale per rimontare il doppio vantaggio del Fulham ed evitare l’ennesima sconfitta.

I Reds vengono dalla peggior prestazione stagionale per xG concessi e creati e affronta una squadra che, a parte una discreta capacità di costruire il gioco nella prima zona di campo, figlia del passato al Manchester City del proprio manager, è nei bassifondi in tutte le stats offensive e pure difensive.

Messaggio per giocatori e Klopp, ok è successo quello che è successo alll’Emirates, ma è stato un caso, ora ripartiamo per essere la macchina scintillante di questa stagione, perché dietro scalpitano e non bisogna fare più passi falsi, soprattutto ad Anfield.

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